MIRAGGI MIGRANTI IN ETIOPIA 

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MIRAGGI MIGRANTI IN ETIOPIA

Lunedì 30/05
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Lo spettacolo Miraggi migranti, il nuovo spettacolo di Compagnia Stradevarie, nasce con un sogno: quello di andare là da dove i migranti partono in cerca di un futuro migliore. 
Per questo il 10 giugno inizierà la torunée in Etiopia, nell’ambito del progetto «Miglioramento delle condizioni di vita della popolazione di ritorno e dei giovani residenti nella zona di Bale (Regione Oromia) al fine di mitigare le cause della migrazione irregolare», promosso dalle ONG partner COOPI e CCM – Comitato Collaborazione Medica.
Il tour prenderà il via nella città di Goba (nel centro-sud del Paese) con un percorso laboratoriale  rivolto ai ragazzi dell’associazione locale Club 20/25 per realizzare insieme ai giovani del posto uno spettacolo che parli di migrazione partendo dall’esperienza di chi ha visto tanti parenti e amici partire. 
Il progetto si concluderà in agosto con un periodo di tournée che vedrà protagonista il frutto del laboratorio fatto con Club 20/25 e lo spettacolo di Stradevarie che raggiunge così il suo scopo ultimo di raggiungere i potenziali migranti per raccontare la verità su un viaggio e una meta, l’Europa, spesso mitizzati nell’immaginario collettivo
In questa occasione, inoltre, Miraggi Migranti vedrà il suo debutto internazionale all’Istituto Italiano di Cultura di Addis Abeba. Durante la tournée Stradevarie realizzerà un documentario con interviste, immagini e racconti delle persone che incontreranno.

Note di Regia

Questo spettacolo, dalla struttura ai linguaggi utilizzati, nasce con una grande sfida: arrivare là, dove i migranti partono pagandosi con sacrificio il biglietto per l'inferno e prendere spunto dallo spettacolo per parlare insieme della storia del “grande miraggio”.  Avremmo potuto raccontare a parole la storia di Alem, o di tante e tanti che abbiamo incontrato in questi anni di lavoro con migranti. Ma ci è sembrato importante cercare una modalità comunicativa universale: un linguaggio semplice, se possibile, ironico. Perché pensiamo che la vita, anche nei momenti più tragici, abbia risvolti comici, che l'autoironia sia l'arma più efficace per affrontare le difficoltà e combattere i luoghi comuni. E perché il registro ironico, antinaturalistico, ci sembra straordinariamente comunicativo. Per questo i personaggi sono irreali, fumettistici.
Nel nostro percorso drammaturgico sfioriamo un tema importante della vita del migrante, la “doppia assenza”, risvolto sociologico di cui parla efficacemente Abdelmalek Sayad:  «l'emigrato è al contempo assente sia dalla società d’origine che da quella presso cui risiede; escluso dall’ordine politico e sociale di entrambi i luoghi che ha abitato e che abita, come fosse straniero presso il mondo intero. La società d’origine può infatti accusare l’emigrato di “rinnegamento”, lasciando nell’individuo un senso di colpa inestinguibile. L’immigrato è una “persona fuori luogo”, un soggetto privo di un proprio spazio all’interno della società di destinazione. Egli non è né cittadino né straniero, votato all’eterna contraddizione e alla non-appartenenza».
Ed è a questi stranieri del mondo, in cerca di un riscatto al di là del mare che dedichiamo questo spettacolo. - Soledad Nicolazzi, autrice e regista