Campsirago Residenza 

produzioni

Dall'altra parte

DURATA 50 MINUTI
+4 ANNI
DEBUTTO MARZO 2018
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da un’idea di Martina Monetti | di Giusi Quarenghi, Martina Monetti, Giulietta De Bernardi, Anna Fascendini | con Martina Monetti Anna Fascendini, Giulietta Debernardi | drammaturgia Giusi Quarenghi | musiche originali Leo Virgili | costumi di Lorella Bellelli
Ricerca realizzata nelle scuole del Friuli Venezia Giulia per l’Ente Regionale Teatrale FVG – teatroescuola
Dall’altra parte è una produzione 0432 Associazione culturale e Scarlattineteatro-Campsirago Residenza

Davanti ad una porta ci domandiamo cosa ci sia dall’altra parte. E’ da qui che parte questo viaggio. Dall’altra parte ci muoviamo insieme e troviamo un nuovo modo di stare dall’altra parte, in cerchio, in condivisione con altri sguardi vicini e di fronte a noi, dall’altra parte.

L’accoglienza del pubblico si trasforma da subito in un’azione di senso dove il pubblico stesso crea lo spazio fisico e mentale perché tutto possa avvenire.

E cosa accade dall’altra parte? Da un incontro tra due mondi, di terra, di cielo, si costruisce un legame forte e indissolubile. Poi avviene una separazione, da cui nasce la mancanza ma il viaggio continua. E il legame rimane e si trasforma. Così come lo spazio e lo sguardo dello spettatore.

Con pochi oggetti, la terra reale da toccare, le parole di poesia, la musica originale e le azioni dense di materia proviamo insieme a raccontare quei legami che vivono anche dall’altra parte.


Spettacolo a pianta centrale per un massimo di 100 spettatori che abbiano almeno 4 anni.



Da dove arriviamo:

Il progetto Dall'altra parte conclude una ricerca narrativa-teatrale iniziata nell'autunno del 2015, arrivando alla produzione di uno spettacolo di teatro rivolto all'infanzia che tratta i temi della vita e della morte, della loro stretta relazione visibile nel mondo naturale e sociale che ci circonda.
Vogliamo dare la possibilità a spettatori piccoli e grandi (genitori, insegnanti, educatori) di fare e farsi domande a voce alta, di poter parlare e confrontarsi su questi temi, nella consapevolezza che “i bambini hanno molti motivi per muovere domande su domande...Cioè, prima ancora che per avere una spiegazione domandano per sentire la voce che risponde” (G. Rodari, 1970).

Gli infiniti legami che si creano nella vita, fin dalla primissima infanzia, sono parte della nostra identità: perciò lo spettacolo proposto si interroga anche su questo, sulle relazioni che ogni giorno tutti, grandi e piccoli, viviamo e su cosa potremmo sentire vivendo invece una mancanza, una distanza imposta, un'assenza.
Dare spazio a domande “difficili”, a temi che riguardano la nostra esistenza ma sono spesso rimossi dalla percezione quotidiana non è finalizzato a creare paure premature bensì da un lato a sostenere la naturale capacità di bambini e bambine all'essere curiosi di ogni cosa, anche di cosa succede quando una vita finisce, dall'altro a suggerire, attraverso l'azione teatrale, degli spunti di riflessione ampi e diversificati.
Obiettivo fondante del progetto è quindi l’ascolto e il dialogo con il mondo dell'infanzia. In un primo momento attraverso laboratori narrativi e teatrali e in seguito nella condivisione dell'evento spettacolo, dove i diversi linguaggi – gesto, parola e musica- si mescolano per tentare di restituire una visione coerente,motivata e poetica.


STUDIO Festival Tuttestorie, Cagliari (7 ottobre 2017)
ANTEPRIMA E PRESENTAZIONE DEL PROGETTO Festival Segni d’infanzia e oltre (1-2 novembre 2017)
DEBUTTO Festival Visioni di teatro Visioni di futuro (2 marzo 2018)




Un abbraccio e un grazie per le emozioni che mi hanno regalato Giusi, Martina, Giulietta ed Anna.
Nicoletta Cardone - Spazio 89


DALL'ALTRA PARTE
Ci sediamo, entrando in punta di piedi, ai margini di un cerchio di terra che contiene, al centro, altra terra: quasi spettatori partecipi di un rito magico. Subito la terra è gioco: sparpagliata, gettata in aria, impastata con le mani, usata per rotolarsi (e come ci giocheranno i bambini alla fine!).Terra dalla quale nasce la vita e che è coperta, casa, a chi la vita non ha più. Ed ecco la ritualità che arriva proprio dalla terra, consegnata via via a ciscuno perché la depositi sul mucchio, come nel classico gesto dell'inizio di una sepoltura: un gioco per i piccoli, un simbolo più profondo per i più grandi presenti. In scena tre donne, quasi a ribadire l'importanza della donna nella vita. Donne che narrano la vita e la morte, con la dolcezza delle parole meravigliose e quasi magiche di Giusi Quarenghi; parole (poche) che sottolineano e guidano gesti, azioni e sguardi che mostrano amore per la vita e dicono che la morte non è che una parte di essa.
Difficile parlare della morte nel nostro tempo: un tempo che la nega, così come nega malattia e vecchiaia, relegandole in luoghi appartati, lontano dai viventi. Qui si ha il coraggio ed il pregio di parlarne: con serenità. E con l'attenzione che si deve porre nel presentare un argomento delicato a spettatori delicati, quali sono i bambini.
Un raro spettacolo dove movimento e parole sono poesia, e fluiscono, contaminandosi, senza soluzione di continuità. Dove la vita è terra e parola lanciata, che rimbalza da essere vivente ad essere vivente. Ma la parola è anche il legame con l'altrove, l'aldilà. La parola è (anche) un nome. Ed il finale ricorda l'importanza del non dimenticare IL nome, QUEL nome, quello di chi non c'è – apparentemente – più, di chi è andato “Dall'altra parte”, ma che (come presso gli antichi) rimane vivo fino a che qualcuno ne rammenta il nome.
Per bambini di tutte le età della vita.