MIRAGGI MIGRANTI a Goba 

notizie

torna alla lista

MIRAGGI MIGRANTI a Goba

Mercoledì 20/07
img news

Lo spettacolo Miraggi migranti, il nuovo spettacolo di Compagnia Stradevarie, nasce con un sogno: quello di andare là da dove i migranti partono in cerca di un futuro migliore. 
Per questo nel mese di giugno si è svolta la prima parte della torunée in Etiopia, nell’ambito di un progetto promosso dalle ONG partner COOPI e CCM – Comitato Collaborazione Medica.
Il tour di Stradevarie ha preso il via nella città di Goba (nel centro-sud del Paese) con un percorso laboratoriale  rivolto ai ragazzi dell’associazione locale Club 20/25 per realizzare insieme ai giovani del posto uno spettacolo che parli di migrazione partendo dall’esperienza di chi ha visto tanti parenti e amici partire. 

Vanno via come un fiume - il racconto di Stradevarie

L’incontro

Il primo giorno di laboratorio i ragazzi sono arrivati tutti vestiti a festa, forse non sanno neanche bene cos’è un laboratorio di teatro, ma sembrano comunque contenti che qualcuno dalla lontana Europa sia venuto a fare qualcosa proprio con loro. Hanno fatto una sorta di accoglienza in cui abbiamo discusso sulla questione migrare, l'argomento sul quale si basa il nostro intervento qui. Da questo primo incontro escono già alcune frasi, tra cui quella che potrebbe diventare il titolo dello spettacolo: “Vanno via come un fiume”. 
Dalla zona del Bale partono in tanti, anche se questa regione ha delle risorse naturali per le quali potrebbe diventare una delle più turistiche del paese. Ma per il momento non c'è nulla, i ragazz non vogliono sentir parlare di fare i pastori come il loro genitori, come tutti i giovani vogliono fare il loro viaggio iniziatico, vedere il mondo e magari poi tornare, ricchi e felici. 
Come dice Yonas, il mondo è uno, siamo noi che l'abbiamo diviso, ma è importante raccontare anche che la strada per la fortezza Europa è cosparsa di morti nel deserto, nel mare e nelle prigioni libiche e che quelli che riescono ad arrivare spesso vengono sfruttati in lavori irregolari e sottopagati.

L’incontro è poi proceduto con una specie di spettacolo di ballo tradizionale e canti inventato dai ragazzi; il gruppo ha ruoli e dinamiche ben definiti: il presentatore, i ballerini, il cantante, le ragazze che fanno il caffè… il nostro lavoro è anche quello di scardinare i ruoli, suggerire nuove relazioni e valorizzare le capacità di ognuno.

Il lavoro

L’attività laboratoriale inizia con dei giochi di conoscenza e di prima fiducia nel nuovo gruppo. Finché rimaniamo sul lavoro intenso e fisico le reazioni sono ottime, quando invece chiediamo loro di parlare si irrigidiscono. Al di là di questo aspetto, i ragazzi hanno una serietà e un’attenzione importante per avere in media 16 anni. Sono più coinvolti i ragazzi, chissà se per un caso oppure se per una questione di ruoli interni alla società: le ragazze sono più timide, alcune un po' indolenti, soprattutto se c'è da far fatica.

Per superare i piccoli blocchi del gruppo scegliamo sempre la via del gioco, in particolare con “Il gioco del bastone”, che consiste nel lanciarsi un bastone prima da fermi e poi muovendosi nello spazio. Man mano aumentiamo il numero dei bastoni e ogni volta che viene lanciato il bastone ad un altro il lanciatore deve dire un numero progressivo ad alta voce. Ogni volta che cade a terra dobbiamo ricominciare a contare, l’obiettivo è quello di arrivare a 100.
Questo gioco è molto efficace per stimolare l'attenzione e reazione agli stimoli e si presta molto bene per spiegare quanto sia importante ogni singolo all'interno del gruppo e quanto basti un attimo di distrazione per far crollare la concentrazione di tutti: esattamente come durante uno spettacolo.

Parallelamente a questo e ad altri momenti di lavoro su gruppo, attenzione e fisicità si comincia ad approcciare una parte più contenutistica e di racconto. Partiamo dalla storia del nome dei ragazzi: questo ci  permette di lavorare su un argomento a noi noto e rassicurante e di scoprire allo stesso tempo aspetti della storia personale di ciascuno, ma qui non funziona. Alcuni non sanno perché si chiamano in quel modo o comunque non vi danno peso, tutti invece si impegnano a raccontare come è composta la loro famiglia e come si chiamano fratelli e cugini. Sul momento rimaniamo disorientati, poi capiamo: il singolo non ha molto valore, quello che importa, qui, è ancora la comunità.

Continuando il nostro percorso decidiamo di lavorare sui loro sogni, sono i sogni di un qualunque ragazzo della loro età: chi vorrebbe aprire una biblioteca, chi uno studio di musica, Baba vuole diventare un parrucchiere famoso, Sancho un cantante, Fzum un'attrice, India vorrebbe studiare, Betti e Jamila vorrebbero avere una casa grande e bella e dei figli... Le risposte sono molto più spontanee e interessanti, sicuramente ci stiamo spostando verso un terreno “più giusto”, ma ci rendiamo sempre più conto che la strada da percorrere è quella della fisicità, perché i risultati più interessanti arrivano sempre quando evitiamo di “passare dalla testa”. Per conciliare questa loro inclinazione con la possibilità di lavorare sugli elementi della loro personalità e della loro storia scegliamo allora di proporre a ciascuno la ricerca del proprio animale, un modo irrazionale per esprimere qualcosa di sé e scardinare alcune rigidità in maniera spontanea.
Procedendo nel lavoro abbiamo poi deciso di allargare il campo, questa volta l’argomento non è il migrare, ma una domanda: cosa manca qui e che cosa si dovrebbe fare per migliorare la città? Le infrastrutture sono al primo posto delle loro richieste: mancano strade, alberghi per i turisti, ospedali. I nostri tentativi di spiegargli che sarebbe bello se riuscissero a valorizzare i loro luoghi e la loro cultura per consentire lo sviluppo del turismo cade un po' nel vuoto e suona retorico.

A metà del percorso, prima della partenza di Soledad che lascerà Alem a seguire la seconda parte di laboratorio, decidiamo di presentare il lavoro svolto a tutto lo staff di CCM. E’ stata un’esperienza bella ed emozionante, tra il pubblico c'è chi ha pianto e chi ha riso e i ragazzi hanno voluto poi riproporre alcune attività del nostro laboratorio ai bambini presenti... E’ bello vedere i primi semi del nostro lavoro dare qualche piccolissimo frutto.

Nella seconda parte di laboratorio Alem si è invece concentrata sugli aspetti più legati all’arte figurativa lavorando con diversi materiali al fine di realizzare elementi e oggetti di scena per lo spettacolo, ma soprattutto di acquisire altre piccole competenze, esperienze e stimoli in grado di aprire la mente a nuove possibilità. Un tempo utile per approcciare la tematica migrazione da un altro punto di vista, liberando nuovi angoli di visuale e lasciando sedimentare in maniera attiva i moltissimi stimoli nati nel primo periodo di lavoro. 


Il progetto si concluderà in agosto con un periodo di tournée che vedrà protagonista il frutto del laboratorio fatto con Club 20/25 e lo spettacolo di Stradevarie che raggiunge così il suo scopo ultimo di raggiungere i potenziali migranti per raccontare la verità su un viaggio e una meta, l’Europa, spesso mitizzati nell’immaginario collettivo. 
In questa occasione, inoltre, Miraggi Migranti vedrà il suo debutto internazionale all’Istituto Italiano di Cultura di Addis Abeba. Durante la tournée Stradevarie realizzerà un documentario con interviste, immagini e racconti delle persone che incontreranno.