Meeting the Odyssey: diario di viaggio / LEROS 2 

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Meeting the Odyssey: diario di viaggio / LEROS 2

Lunedì 13/06
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Leros, 13 Giugno 2016 

Domenica 12 giugno a Leros un piccolo ponte tra umanità diverse è stato costruito.
Le donne, gli uomini ed i bambini del campo profughi di Picka a bordo della nostra barca Hoppet a fare festa. Gli amici del gruppo di danza tradizionale Artemis a suonare e ballare insieme ai profughi e a noi di Meeting the Odyssey. Alla fine un incontro semplice tra uomini e donne di paesi e culture diverse. Che si ritrovano uniti per una domenica di festa, danza e gioco. 
Eravamo tutti molto emozionati. 
Qualche lacrima per una festa che è stata un modo di salutarci, dopo una settimana di condivisione profonda. E un segno di speranza per il futuro. 
Ma cosa sarà dei nostri amici Siriani, Afgani ed Iracheni?
Un’altra Europa è possibile? 
Sembra che tutto si sita riducendo ad uno stato di polizia disposto solo a schedare persone, rinchiuderle nei campi, rispedirle in Turchia o nei Paesi da cui scappano a causa di guerre, violenza, mancanza di tutela dei dei diritti umani.
L’articolo 10 della Costituzione Italiana, e così di molte altre costituzioni europee, stabilisce che lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche, ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non ci sembra che la nostra Costituzione sia in alcun modo rispettata, e con essa l’idea stessa di Europa.
Dopo una settimana di intenso lavoro teatrale che ha coinvolto prevalentemente i bambini e che ha avuto come obbiettivo la costruzione di un clima di fiducia, tolleranza e condivisione tra culture differenti, i profughi per noi e noi per loro siamo diventati persone con un nome, una storia, una vita.
Najah, giovane mamma con una bambina di pochi mesi, ora per noi ha un nome e un cognome. Una storia. Un’identità. È un’insegnante e da nove mesi sta cercando di raggiungere suo marito in Germania. È allegra,  nonostante tutto. Non sa se la faranno entrare in Europa, se la terranno per mesi o anni nel campo, se la rispediranno indietro.
Ayman, giovane musicista siriano con due figli piccoli, ha lavorato per due anni come muratore in Turchia. Non lo pagavano. Ha deciso di provare la strada dell’Europa. Non ha molta speranza. Teme di essere rispedito indietro. Viene da Aleppo, una bellissima città ora distrutta da cinque anni di guerra civile. Cosa ne sarà di lui e della sua famiglia?
E così ciascuna delle persone che abbiamo conosciuto ha una storia, una vita, dei racconti da condividere. Racconti che non hanno nulla a che fare con quanto ci viene raccontato dalla politica e dai media. I profughi sono persone. Non numeri o individui pericolosi. Sono persone esattamente come lo siamo noi. E questi campi nelle isole della Grecia, come le barriere al confine della Macedonia, dell’Ungheria, dell’Austria, sono gli avamposti del fallimento dell’idea stessa di Europa. 
Forse dobbiamo metterci a gridare tutti quanti: un’inversione di rotta delle politiche sui migranti deve avvenire. Ora.

Michele Losi e Mariasofia Alleva





Meeting the Odyssey è un progetto artistico e sociale itinerante che parte dal Mar Baltico per arrivare nel Mar Mediterraneo. Ogni estate dal 2014 al 2016, artisti e organizzatori di diversi Paesi europei navigano insieme a bordo del veliero Hoppet mettendo in scena pièce teatrali, azioni sul territorio chiamate instant performance, convegni e workshop in tutta Europa.
Il progetto intreccia elementi dell’Odissea, tematiche europee attuali e storie raccolte attraverso lo scambio con le popolazioni locali. Dopo il tour nel mar Baltico (2014) e nel mar Mediterraneo con una tappa speciale in Lombardia (2015), dal 5 giugno al 25 luglio 2016 il progetto approda in Grecia.