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condotto da
Anna Fascendini

Le emozioni ci consentono di capire ciò che accade, ciò che vogliamo e sentiamo. È per questo che lavorare con i bambini sulle emozioni è importante, per imparare a riconoscere quelle degli altri e le proprie e per poterle esprimere nel modo più adeguato. Nell’emozione il corpo non mima un comportamento e la gestualità non è una semplice rappresentazione, ma è espressione della vita stessa. Per questo il percorso parte dal corpo, lavora sulla comunicazione non verbale, sulla relazione con lo spazio, il movimento, il gesto.

obiettivi

Gli obiettivi che il lavoro si propone sono:

  • lo sviluppo della consapevolezza corporea: scomposizione del corpo in segmenti e giunture, esercizi di tensione e rilassamento, conquista dell’equilibrio;
  • l’osservazione e l’imitazione delle funzioni primarie di movimento: camminare, correre, rilassarsi, respirare;
  • l’indagine sulla gestualità del quotidiano: mangiare, lavarsi, giocare;
  • l’indagine sulle potenzialità espressive della voce;
  • la conoscenza delle percezioni sensoriali ed il loro sviluppo attraverso l’uso dell’immaginazione;
  • lo sviluppo della consapevolezza del gesto espressivo e delle sue componenti: forma, ampiezza, ritmo, velocità;
  • lo sviluppo delle possibilità di relazione attraverso l’uso del gesto espressivo;
  • la conoscenza dell’altro da sé: lavoro in relazione all’altro, allo spazio, agli oggetti;
  • lo sviluppo di un atteggiamento di cooperazione e collaborazione reciproca;
  • lo sviluppo dell’immaginazione.

I bambini incontreranno le emozioni grazie ad alcuni personaggi che faranno capolino lungo il percorso: Timidina, Felicita, Tommaso Rabbioso, Gastone Fifone o Mimosa Paurosa, Otto Tristotto e altri ancora. Ogni singolo intervento ha una struttura di base fissa: rituale d’inizio con l’attenzione sul gruppo, proposta di esercizi e giochi che avvicinino all’emozione proposta, incontro con il personaggio e restituzione da parte dei bambini.
Per restituzione intendiamo modalità diverse con cui i bambini possano raccontare il vissuto del percorso: un disegno, una restituzione verbale, oppure una risposta corporea, un gesto, un’azione.

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