compagnie  |  Riserva Canini  |  Non ho l’età
teatro ragazzi
da 6 a 10 anni
50 minuti
DEBUTTO
2019

Non ho l’età è uno spettacolo rivolto alle famiglie e all’infanzia che ha per tema lo scorrere del tempo. “Che cos’è il tempo? Se nessuno me lo domanda, lo so. Se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so più.” Partendo da questa celebre frase di Sant’Agostino, ovvero dall’impossibilità di spiegare a parole che cosa sia il tempo, Non ho l’età accompagna i giovani spettatori in un viaggio che percorre i sentieri dell’emozione dentro il mistero del Tempo.
Un viaggio poetico, dai toni ora lievi e ora intensi, attraverso la sua natura cangiante, il suo scorrere lento, il suo intersecarsi, frammentarsi per poi ricongiungersi, ricominciare infinite volte. Un giocare dolcemente con la macchina del tempo che ognuno di noi ha dentro di sé e che ci permette continuamente di andare avanti e indietro nel tempo, di guardare il futuro con la nostra immaginazione e di tornare al passato attraverso il ricordo, la nostra memoria.

Una delle poche cose che abbiamo imparato dalla Scienza moderna, è che il Tempo non va misurato in ore e minuti, ma in continue trasformazioni. Una coppia di attori-animatori dà vita a una piccola creatura e ne segue l’evoluzione, dalla nascita, al tempo della scoperta, a quello della crescita, fino al tramonto della vita e al suo ricominciare, ancora una volta.
E allora il tempo, con la complessità e la semplicità che porta con sé, diviene una danza, diviene il tempo delle ere e della storia, il tempo dell’intimo, quello dei legami che si stringono e che si sfrangiano, il tempo dello stupore. Poiché proprio l’emozione del tempo, ciò che per noi è precisamente il tempo.

In un gioco che mescola il teatro d’attore con il teatro d’animazione e di oggetti e la delicata poesia del gesto, il tempo diventa percezione emotiva, intuizione poetica, meraviglia, commozione. Un racconto emozionante delle tappe esistenziali dell’essere – prima della nascita, il venire al mondo, la crescita, lo sviluppo e la vecchiaia – e allo stesso tempo il racconto dell’evoluzione dell’uomo dai tempi della scimmia
Lo spettacolo comincia dagli ultimi istanti, da quando socchiudiamo gli occhi, dalla fine della vita da cui tutto ha un nuovo inizio. E mentre i fili del tempo danzano, c’è il tempo della nascita e una piccola scimmietta si affaccia al mondo. Tutto diventa stupore, diventa scoperta, del proprio piccolo corpo, del proprio essere al mondo. Quella scoperta di sé che può durare una vita intera, poiché attraversare il tempo è anche un interrogarsi continuo sul proprio essere.
La piccola scimmietta in pasta legno diviene poi un piccolo omino di carta pesta che, a passi di danza, immagina tutto quello che farà da grande. L’età dell’infanzia e quella adulta si guardano, si osservano, e arriva il tempo del sogno, quando tutto può essere realizzato, tutte le emozioni possono essere provate, per poi, infine tornare a casa. E scopriamo che noi non siamo solo quello che abbiamo vissuto, ma anche tutto quello che abbiamo immaginato, tutto quello che non abbiamo fatto, tutto quello che desideriamo di voler fare. E che, alla fine, si torna bambini di nuovo, in un corpo anziano che si rivede come per la prima volta. Tutto allora ha un nuovo inizio.
Lo scorrere del tempo viene narrato attraverso una creatura che cambia, si trasforma, e insieme attraverso le corde, i fili del tempo, che si intrecciano, si sdoppiano, si sciolgono, si spezzano e a volte si ricongiungono, così come i legami fra le persone. Animate dai due attori-animatori, le corde, rimando all’archetipo antico delle tessitrici della vita, divengono allora anche immagine della fluidità delle relazioni, della vita come insieme di legami che si tessono, si creano, si interrompono e si riallacciano. Ed è nello scambio di sguardi tra i due attori, nei loro gesti, attraverso i loro corpi che tutto avviene. È proprio grazie alla loro presenza sulla scena, al rapporto delicato con le figure che loro stessi animano, come fossero estensioni del loro corpo, che il racconto poetico del tempo prende vita.
E arriva il tempo dell’abbraccio, il tempo per noi.

immaginato e creato da Marco Ferro e Valeria Sacco | con Manuela De Meo e Pietro Traldi | creature di scena Valeria Sacco | regia Marco Ferro e Valeria Sacco | una produzione Riserva Canini, Campsirago Residenza | con il sostegno di Sementerie Artistiche di Crevalcore (Bo), Teatro Metastasio di Prato, FTS, Teatro delle Briciole di Parma, Teatro Comunale di Antella Regione Toscana, Teatro del Buratto.
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